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Il dialetto Galliatese

Il vernacolo galliatese, con le sue inconfondibili caratteristiche, si colloca nella periferia occidentale del dialetto lombardo là dove esso incontra l'area

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linguistica piemontese, che propriamente inizia oltre il fiume Sesia.
È comprensibile pertanto che, trovandosi in un'area linguistica di transizione, esso presenti forme e aspetti riconducibili ad entrambe le famiglie linguistiche.
Nel complesso, a prescindere dalle attinenze piemontesi, il nostro vernacolo si può sicuramente rapportare alla famiglia dialettale lombarda e precisamente al suo ramo occidentale, che veniva parlato nella zona compresa tra il Sesia e l'Adda.

Nell'area linguistica lombardo-occidentale di qua dal Ticino, il vernacolo galliatese si differenzia nettamente (nonostante la vicinanza geografica) dal dialetto novarese (più evoluto, e più soggetto nel tempo all'influsso lombardo e letterario) per certe sue caratteristiche di arcaicità e di isolamento linguistico; si ricollega però ad una serie di dialetti fraterni conservatisi in una striscia territoriale che partendo da Trecate, attraverso Romentino e Cameri, si estende irregolarmente sino a Borgomanero, il cui parlare manifesta sorprendenti analogie col nostro, nonostante la distanza e la frapposizione di vernacoli fra loro ben diversi.

In questo gruppo di dialetti affini, il galliatese si distingue per numerose peculiarità fonetiche e morfologico-sintattiche autonome, accostandosi o allontanandosi in varia misura da essi.

In conclusione, mentre il secolare influsso lombardo di qua dal Ticino ha livellato e spesso sommerso il linguaggio originario, i vernacoli indicati, e in

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particolare quello galliatese, fino a tempi recenti hanno saputo o potuto arroccarsi in una vitale e tenace posizione di resistenza e di conservazione delle caratteristiche originarie. Soltanto ora la mobilità della popolazione, l'immigrazione veneta e meridionale, il crescente influsso, specialmente sui giovani, della lingua letteraria, tendono ad intaccare l'antico patrimonio linguistico, anche per il rarefarsi o diluirsi della vecchia stirpe autoctona degli Airoldi, dei Belletti, dei Bozzola, dei Fonio, dei Pollastro, dei Tadini. Stesso discorso per il connesso patrimonio demologico - di stampo prettamente lombardo - che il Gruppo Dialettale ha saputo raccogliere e pubblicare nel trentennio della sua ininterrotta attività di ricerca e documentazione.

Il processo è rapido e dirompente: staremmo per dire allarmante, se non sapessimo che si tratta di un generale e comprensibile fenomeno di trasformazione che coinvolge, col linguaggio, i costumi, la mentalità, l'assetto sociale e demografico di un tempo. Col lume a petrolio, la carrozza a cavalli, il pollo ruspante, le vecchie e care usanze patriarcali, si è perduto e si perde continuamente qualcosa e qualcosa continuamente si acquisisce.

Il dialetto, ancor più della lingua letteraria, per le sue minori risorse linguistiche e culturali, viene logicamente coinvolto e mutato dalle novità del tempo

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attuale. Se e dove si arresterà o allenterà il processo di trasformazione, su quali nuove posizioni ed equilibri il nostro dialetto riuscirà ad attestarsi, depauperato ed insieme arricchito, noi non possiamo prevedere. La nostra opera non vuol essere, contemporaneamente e ambiguamente, memoria e profezia. Certo, in qualche momento di sconforto siamo stati tentati di dire che il nostro è il canto del cigno, o l'elogio funebre del parlare galliatese. E invece no. La nostra fatica vuole essere un atto razionale di fiducia, e insieme un meditato e sereno contributo alla sua sopravvivenza, attraverso il mutato contesto socio-culturale e le logiche e necessarie integrazioni e trasformazioni.

a cura del Gruppo Dialettale Galliatese